
Alla fine ho pianto come una scema. Perché anche se sono diventata cinica, scettica e diffidente e spinosa più di un cactus, non ho ancora il controllo delle emozioni e ne vengo travolta.
Alla domanda: quale film vorresti vivere? Risponderei esattamente questo, La Casa sul Lago del Tempo.
A dire la verità l’uomo ideale mio rimane il Dr Manhattan, ma mi accontento anche di Keanu Reeves. Nel caso non diteglielo che magari ci rimane male, a nessuno piace essere una seconda scelta.
Come sarebbe, direte voi (ma quando uno si fa le domande e si dà le risposte, che patologia è?), la compagna lo lascia perché la trascura pensando più al lavoro che a lei e tu lo elevi a uomo ideale?
Sì.
Di sicuro non ti sta sempre tra i piedi. Ma non è questo. Come si fa a non rimanere affascinati da un uomo che sa immergersi nel mondo e contenerlo in sé e riesce nello stesso tempo a rimanere distaccato? Che afferra la donna che ama e la trasporta su Marte, aprendola così a nuovi mondi e dimensioni? Non si può.
E poi è azzurro. E vogliamo parlare delle spalle?
Ma poiché la perfezione non è di questo mondo, mai vorrei trovarmi in Watchmen, non per altro, ma per dove finisce il Dr Manhattan.
No.
Il film da vivere è questo.
Ognuno ama in tempi diversi, c’è poco da dire. Succede così: ci si trova ogni tanto in un tempo comune ma difficilmente i paesaggi che attraverso io sono gli stessi che guardi tu. Ma non fa niente, perché anche se da me è estate e tu sei immerso nell’inverno i nostri corpi continuano ad attrarsi reciprocamente e a mantenere la stessa orbita affettiva. Poi accade qualcosa, di piccolo o di grande è indifferente, che modifica – anche poco – l’equilibrio. E senza rendercene conto le ellissi dei nostri passi prendono un andamento a spirale e le distanze vanno aumentando fino a che ci perdiamo di vista.
Quello che racconta questo film è che l’Amore, quello maiuscolo, supera le distanze e sa fondere passato e futuro nel presente, così che ognuno ama l’altro nello stesso tempo e luogo.
E così, per non sentire più quella solitudine pungente d’amare solo io, andrò nei mercatini in cerca d’una cassetta per le lettere che sappia legare mittente e destinatario ad uno stesso istante.
Con tutti i verbi coniugati al presente.

5 risposte finora ↓
TT // Maggio 12, 2009 a 10:36 am
Attraverso una storia d’amore, che magari a molti potrà sembrare banale, il regista riesce a mettere in scena (e a realizzare) il desiderio segreto di ognuno di noi: una seconda chance. Molto bello. Ciao. TT
TT // Maggio 12, 2009 a 10:37 am
Attraverso una storia d’amore, che magari a molti potrà sembrare banale, il regista riesce a mettere in scena (e a realizzare) il desiderio segreto di ognuno di noi: una seconda chance. Molto bello. Ciao. TT
il pitecantropo // Maggio 12, 2009 a 1:16 pm
leggevo che è il remake di un originale coreano credo quasi introvabile.
Poi te l’ho già detto, devi scrivere più spesso.
E se un domani dovessi aprire la rubrica “richieste da casa” gradirei un tuo pensierino su “Picnic ad Hanging Rock”. Cià
Francesco // Maggio 12, 2009 a 9:12 pm
Non c’entra con Agresti, ma domenica 17 maggio su rai4 alle 23:20 c’è Ghost Dog – Il codice del Samurai di Jim Jarmush – ciao
Francesco // Maggio 13, 2009 a 8:02 pm
per registrare, anche da rai4
http://markx.splinder.com/post/20534438/Come+registrare+da+radio+e+tv