Alla fine sono riuscita a vederlo e tenendo solo poco poco gli occhi chiusi. Io, che nella prossima vita farò la sceneggiatrice di film horror, avrei approfondito e chiarito meglio la storia di Esseker e il finale è bellissimo. Direi che è il finale la parte superlativa del film, quella che apre a nuovi e inattese possibilità.
È la scena che mi ha accompagnato per giorni.
Quella mano impressa sul vetro.
Una richiesta di aiuto; un’affermazione di identità; un sospetto da sciogliere; una conferma della nuova realtà in cui è immerso. Già Carroll sospettava che gli specchi nascondessero una dimensione altra. Gli specchi non solo ci riflettono ma ci guardano, ci osservano, ci imparano. Ci imprigionano. Ci schiavizzano. Riusciremmo a fare a meno degli specchi? Come saremmo noi se ci fosse impedito di sapere come siamo, qual è il nostro aspetto? Sarebbero diverse anche le aspettative?
Com’è il mio viso? Ovale o rotondo? e il colore e il taglio degli occhi? Se dovessimo guardarci solo con gli occhi degli altri sarebbe meglio o peggio? Il confine della prossimità sarebbe più facile da superare? Assumerei un aspetto diverso a seconda di chi ho davanti? A chi assomiglio secondo te?
E se scoprissi che l’uomo dei miei sogni vive intrappolato dentro uno specchio cosa farei per congiungermi? Andrei io da lui o cercherei di portare lui al di qua, nella mia dimensione? E quando non ci sarà più nessuno schermo a dividerci ci riconosceremo ancora?
Ci sono due motivi del film che vanno sottolineati. Intanto che ognuno può contenere un demone dentro di sé; e però si deve riuscire a dominarlo sennò, se gli si dà spazio, nascono le ossessioni; e che il demone è tuo personale, e se viene estirpato violentemente da te farà di tutto per rientrarti dentro. Non cercherà una Esseker qualunque, ma proprio quella da cui è nato. Come un’ombra che si adatta a un solo corpo. È inutile nascondersi perché farà il diavolo a quattro finchè riuscirà a trovarti. Quindi, qualunque sia il demone che nascondiamo dentro, dobbiamo renderlo incapace di nuocere prima di liberarcene. Ricordatelo.
La seconda considerazione riguarda i conventi. Pare si entri nei monasteri per sfuggire a qualcuno o a qualcosa. Per scampare a qualche abisso.
La prossima volta che incontrerò una suora la guarderò con occhi interrogativi.

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