Alla fine del film, proprio alla fine, al momento del parto, mi si è accesa un’insegna lampeggiante nel cervello che diceva: è il remake di Donne di Cukor. E ho continuato a chiedermi come mai non l’avessi riconosciuto per ore, fino a quando mi sono addormentata. Che sia un indizio di cedimento neuronale? È vero che è un film visto vent’anni fa, ma io ho un’ottima memoria per le cose di poco conto così dovevo riconoscerlo all’istante non al finale. Vabbè.
Già all’inizio c’è una frase che mi fa vergognare profondamente di me stessa:
C’è una linea sottile che divide il vestirsi dal coprirsi.
Me la sono annotata mentalmente come proposito per il prossimo anno. Cercherò di vestirmi. Non che mi vesta male, ci mancherebbe, solo che non gli do importanza. Per Natale mi regalerò un abbonamento a Donna Moderna, o Vanity Fair, o Amica, o una rivista del genere, così attenta agli usi e ai costumi delle donne che si vestono. Potrei diventare una di loro, riuscirei a distinguere i vari look, le tendenze, gli accessori, conoscerei i posti da frequentare, metterei lo smalto color rosso giungla, imparerei perfino a distinguere una borsa taroccata da una di marca. Tutte cose queste la cui necessità è evidente..
Ad ogni modo è un film sul tradimento e mostra tutte le fasi del dolore con la leggerezza necessaria a una commedia. Chi non è mai stato tradito?
Beato lui.
Anzi no, che peccato. Perché ogni grande trasformazione avviene dopo un dolore lacerante. Se uno riesce a emergere trovando la forza necessaria allora diventa una persona completamente nuova e luminosa.
È questo che ci insegna The Women.
La trama è semplice: si racconta di un tizio, uno ricco, con un’ottima posizione che si trova un’amante giovane e dalla bellezza aggressiva. La moglie ne viene a conoscenza, lo butta fiori di casa e lui se ne va a vivere con l’amante. Lei dopo il crollo psicofisico, riprende in mano la sua vita, cresce, si trasforma, mette lo smalto rosso giungla e conquista il mondo. Allora lui torna.
Il tradimento è qualcosa di straziante che demolisce da dentro tutte le forme di una donna. È un atto che svuota, che affloscia, fa implodere su se stessi, tutte le ossa si rompono e non si riesce più a stare in piedi. Perché ognuno sa di esistere in funzione di qualcun altro che ci pensa, c’è un altro che ci ama e siamo nei suoi pensieri. Allora vivere ha un significato. Quando la verità viene fuori, che la sua mente contiene un’altra, non sappiamo più qual è il nostro posto e ci sentiamo risucchiati nel girone dei falliti: come donna, amante, amica.
Così Meg Ryan passa le giornate in pigiama a ingurgitare dolci, finchè….
Va in un centro di quelli alternativi e qui incontra la ‘contessa’ che la scuote nelle fondamenta, le dice che c’è sempre un motivo per cui i cammini si incrociano e allora le rivelerà il segreto della sua vita: “Non ti deve fregare un cavolo di nessuno. Sii egoista. Perché una volta che ti fai questa domanda: ‘quando penso a me?’ da allora cambia tutto in meglio. In conclusione: chi sei tu? Cos’è che TU vuoi?
Ecco la svolta, il nuovo incrocio nella sua vita. Inizia a elencare chi è e cosa vuole e alla fine torna ad amarsi e a conoscersi. La parte significativa del film è proprio questa. La determinazione a dare spazio alle proprie aspirazioni.
Certo però, magari uno stava bene come stava.

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