Avete presente quelle storie di passione e di erotismo che smuovono il sangue?
Quelle storie d’amore definitivo, quelle ottocentesche, dove ci si dichiarava amore eterno e ci si donava l’un l’altro il cuore senza chiederlo indietro alla prima lite?
È questa.
C’è quest’uomo che dopo 10 anni di clinica psichiatrica torna a cercare colei che, si è reso conto, è la donna della sua vita, quella che amerà per sempre.
Ma non è romantico ricevere il giorno di San Valentino una scatola rossa come la passione con dentro un cuore? Un cuore vero?
Uomini così non esistono, e poi le cliniche psichiatriche sono state chiuse così so bene che non ne incontrerò mai uno. Mai. Neppure nei sogni – o negli incubi -, la mia fantasia è limitata da una rigida censura interna. Pazienza. Mi accontento di guardarli al cinema.
Certo, quando scopre che lei, la donna che ama, in quei dieci anni che non si sono visti, si è sposata e ha avuto pure un figlio, ha una reazione un pochino esagerata, ma in fondo si uccidono le persone per molto meno e poi in amore tutto è permesso.
Ma non crediate che si tratti di un film smielato e lacrimoso, perché non lo è affatto. È un film profondo, girato appunto in miniera, con alcune scene davvero esilaranti. Direi soprattutto quella del camionista che riceve la picconata in testa quando viene rincorso dalla prostituta nuda e arrabbiata.
Pare sia uno dei film preferiti di Tarantino, non proprio questo che è il remake, ma l’originale.
A dire il vero in questo film pregevole, ci sono due o tre cose che non mi convincono fino in fondo.
La prima è la scelta dell’attore principale. Sono una fan di Supernatural e non so che farci, non riesco a slegarlo dalla serie, lo vedo sempre come Dean Winchester. C’è una parte di me che attendeva l’arrivo del fratello e di un demone da eliminare per tutto il film. Jensen Ackles è troppo supernaturalizzato, almeno gli avessero messo un paio di baffi, o tagliato i capelli diversamente.
La seconda è il finale. In un film così realistico, perché mai il minatore si salva dall’esplosione e senza un graffio, né una bruciatura? No, dovrò scrivere al regista. Capisco che voglia lasciare aperta la strada al sequel ma mi irrita.
Perché diciamolo, quando si è arrivati alla fine di una storia, quando si sta morendo -di disamore, è inutile far rivivere il protagonista, non sarà più come prima. Lo sappiamo che i sequel sono sempre inferiori e allora se sta morendo, facciamolo morire senza incertezze.
E iniziamo le audizioni per il prossimo film.

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