Pensavo a Il Mondo dei Replicanti mentre mangiavo un kebab.
Perché quando capita di passare da una certa strada mi succede come ai cani di Pavlov e devo mangiare un kebab; è evidente che sono una persona suggestionabile e prevedibile che non sa opporsi ai riflessi condizionati. Dato uno stimolo rispondo in un preciso modo. Se non lo mangiassi sentirei come un vuoto dentro, una mancanza. Ne sentirei l’assenza. Avete presente quel peso che si prova quando si doveva fare una cosa che non si è fatta, oppure quando non si fa la cosa giusta? Ecco.
Così mentre mangiavo questo kebab piccantissimo, che è cosa buona e giusta, pensavo a Medea.
mi sono alzata alla fine del film pensando già a Medea e ho continuato a rifletterci pure il giorno dopo. e poiché qui Medea è un uomo, sono passata a osservare il marito: Giasone.
Ci tengo a dire che Medea io la schifo. Una donna che lascia tutto, che tradisce, inganna e uccide per amore di un uomo mi fa salire la bile agli occhi e quindi sospetto che di assomigliarle. Mi è stato spiegato che in psicanalisi noi tendiamo a disprezzare negli altri quello temiamo di essere o diventare, quello che è lontano da noi non ci provoca reazioni dure, solo quello che sappiamo di avere nascosto nel profondo ci colpisce.
Comunque dicevo di Giasone, questo opportunista falso e vigliacco.
Chi ha preso il vello d’oro? Chi ha vendicato il padre? Medea. Ma l’eroe riconosciuto è Giasone. Doveva essere sicuramente un bel tipo, un uomo astuto che sa vendersi e afferrare le occasioni e gli altri. E così Medea, dopo 10 anni di devozione adorante e due figli viene informata che l’uomo per il quale ha abbandonato tutto sposerà un’altra.
E ha la sfacciataggine di dirle che non lo fa per se stesso, no, lo fa per il bene di lei e dei figli, perché l’ama davvero tanto e se sposa la figlia del re è per i vantaggi che avranno anche loro.
Il passo successivo è sminuirla e negare l’aiuto fondamentale che Medea gli ha fornito nelle imprese che lo hanno reso famoso ed esaltare quanto lui ha fatto per lei. In fondo lei lo ha aiutato perché si era innamorata e quindi è merito di Eros, il dio dell’amore, lei era solo il braccio del dio; e se non fosse stato per Giasone, se ne starebbe ancora a fare la sacerdotessa in un tempio sperduto tra le capre mentre ora è in Grecia, il centro della cultura e dell’arte.
Che orribile insetto.
E quanti sono i suoi discendenti ancora oggi!
Così saltellando da un’immagine all’altra e decidendo che di questo film si poteva fare a meno, ho fissato due punti.
Primo, piuttosto banale, il fatto che puoi vivere accanto a una persona e non conoscerla affatto, guarda Giasone. Ognuno vive attraverso degli inganni che dissimula ad arte. Quanti replicanti possediamo? Io ne ho e ne ho incontrati.
Secondo, l’idea di vivere per procura è affascinante, ammettiamolo. Per una volta potrei andarmene in giro nel corpo di una biondona con la sesta di reggiseno e sapere cosa si prova. Che poi voi che ne sapete?
Potrei essere una bionda con la sesta. Mica mi conoscete.

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